About digital storytelling

I DST ( Digital Story Tellying) sono brevi storie di carattere personale o accademico che i digital storytellers trasformano in video della durata di pochi minuti, aggiungendo la propria voce a immagini, titoli, effetti e transizioni che scorrono sullo schermo, a volte accompagnati da suoni o musica (Snelson & Sheffield, 2009; Ohler, 2006, Banaszewski, 2005; Bull & Kajder, 2004; Robin, 2005). La potenzialità di questo strumento sta nella possibilità che esso offre di coniugare due mondi fra loro molto diversi: da un lato storie, fiabe, racconti, narrazioni autobiografiche, dall’altro i nuovi media, gli strumenti tecnologici innovativi, computer, macchine fotografiche, telecamere e software come programmi di editing, di elaborazione delle immagini o dei suoni e così via. I cambi tecnologici hanno modificato inoltre la relazione con i media. Questa, infatti, non si basa più solo sulla fruizione del mezzo (vedere, ascoltare, etc.) ma viene intesa in termini di uso e consumo partecipativo (Livingstone, 2002: 9). La generazione digitale o la generazione dei “nativi digitali”, come è stata definita da Prensky (2001: 1), consapevole del suo ruolo di produttore, è in grado di padroneggiare il funzionamento delle tecnologie e di sperimentare nuove combinazioni e articolazioni dei codici linguistici dei media al fine di conferire una nuova forma agli oggetti mediali. I media fanno parte delle attività quotidiane dei bambini e delle loro pratiche non solo istituzionali ma anche nelle attività tra pari (Ito et al., 2008: vii). È attraverso i media che svolgono le principali attività, come il gioco, la socializzazione, lo studio, la comunicazione e la costruzione di identità e costruiscono la conoscenza (Livingstone, 2002: 1). In questo contesto si inseriscono i digital storytelling, intesa come nuova pratica comunicativa e del narrare, in grado di potenziare le capacità espressive dei soggetti e in particolare dell’infanzia. Le narrazioni digitali diventano, dunque, luogo della produzione culturale dei bambini e dei tweens, spazio di condivisione della espressione culturale e della partecipazione attiva per la creazione di nuove relazioni tra gli arrangiamenti testuali e le convenzioni simboliche con le tecnologie al fine di costruire nuovi significati e ri‐mediare i contenuti mediali attraverso le loro personali produzioni (Burgess, 2006: 5‐6; Petrucco, De Rossi, 2009: 74; Jenkins, 2010; Hengst, 2004: 198).

Alessia Scarinci